La Ricerca di Base
Oltre alla ric
erca clinica, da molti anni l’Associazione Bianca Garavaglia promuove anche la ‘ricerca di base’. Questo campo infatti, pur essendo ovviamente più distante da quelle che sono le esigenze immediate dei pazienti, non è da considerarsi meno indispensabile. La ricerca di base è infatti importante nell'aiutare a comprendere i meccanismi che portano una cellula inizialmente "normale" a comportarsi in maniera aberrante, facendo in modo che essa non risponda più ai segnali che fisiologicamente controllano l'armoniosa crescita ed il mantenimento di tutto il nostro organismo.
In questo settore da diversi anni l’Associazione Bianca Garavaglia sostiene alcuni programmi di ricerca, attualmente condotti presso la struttura di Basi molecolari del rischio genetico e test genetici dell’ Istituto Nazionale dei Tumori volti alla identificazione e caratterizzazione di nuovi geni coinvolti nella patogenesi del tumore Wilms (TW), una neoplasia pediatrica renale..
In particolare, è stato possibile identificare, in una frazione di casi, la presenza di alterazioni a carico di una specifica regione del cromosoma 7. In seguito ha ciò è stato identificato un gene ‘candidato’ (denominato POU6F2) ed è stato osservato un suo probabile coinvolgimento nello sviluppo del rene a livello embrionale.
Successivamente, utilizzando tecniche di più recente sviluppo (microarrays), che permettano l’analisi simultanea dell’intero genoma delle cellule tumorali (genome wide analyses) è stato possibile identificare la presenza di anomalie, non precedentemente osservate nel TW, anche in altre regioni cromosomiche. Una analisi preliminare nelle banche dati informatiche ha evidenziato in queste regioni la presenza di importanti geni che sono stati già riportati essere alterati in alcune patologie neoplastiche. Approfondimenti sono attualmente in corso allo scopo di determinarne l’eventuale ruolo di questi geni anche nella patogenesi del TW
Per quanto la ricerca di base sia vista come una attività distante dal letto del paziente, è importante sottolineare come solo grazie agli investimenti effettuati in questo ambito in passato, sia stato possibile identificare alcuni marcatori molecolari che oggi vengono usati nella ricerca traslazionale e nella pratica clinica per alcune patologie oncologiche (pensiamo ad esempio agli screening per la suscettibilità genetica ad alcuni tumori, alle terapie targeted, alle stratificazioni dei pazienti in base al ‘profilo genetico’ dei loro tumori).
L’idea di base è ovviamente che meglio conosciamo il nemico con cui stiamo lottando, meglio possiamo armarci e combatterlo in maniera intelligente, riuscendo possibilmente a colpire solo le cellule tumorali e risparmiando quelle normali, ovvero, diminuendo le complicanze e gli effetti collaterali delle terapie anti-tumorali.
La Ricerca Traslazionale
(Dr. Paolo Radice - Biologo Ricercatore presso l'I.N.T.)
In campo oncologico, si definisce ‘ricerca traslazionale’ quel particolare settore di attività che si occupa del trasferimento dei risultati della ricerca di laboratorio all’ambito clinico, attraverso lo sviluppo di nuovi farmaci, nuove terapie e nuove misure di intervento nei soggetti affetti da malattie neoplastiche, o che sono a rischio per tali malattie.
Un esempio è rappresentato dallo sviluppo di test genetici in grado di identificare soggetti che sono predisposti allo sviluppo di tumori su base ereditaria.
Una volta identificati, questi soggetti possono essere indirizzati agli opportuni programmi di prevenzione e/o sorveglianza per la riduzione del rischio associato alla loro particolare condizione genetica. Molto noti al pubblico sono i test che riguardano la suscettibilità genetica per il tumore al seno e all’ovaio o al colon.
Presso l’Istituto Nazionale dei Tumori, una delle attività dell’unità di Basi molecolari del rischio genetico e test genetici consiste nella caratterizzazione genetica di pazienti in età pediatrica che si sospetta siano affetti da sindromi congenite che predispongono allo sviluppo del tumore di Wilms (TW), una neoplasia pediatrica renale. I risultati dei test permettono di discriminare quei pazienti in cui è necessario effettuare controlli periodici da quelli per cui non vi è un rischio differente da quello della popolazione in generale.
La ricerca traslazionale ha permesso inoltre il recente sviluppo delle ‘terapie personalizzate’. Negli ultimi anni sono infatti state sviluppate alcune piattaforme tecnologiche che permettono di definire il ‘profilo genetico’, ovvero l’insieme delle alterazioni genetiche, di ogni singolo tumore. Queste informazioni sono di grande utilità nel trattamento dei pazienti oncologici, in quanto consentono di prevedere quali di questi risponderà meglio a determinate terapie. In un prossimo futuro, si ipotizza che sarà possibile, sulla base del profilo genetico tumorale, definire per ogni singolo paziente uno specifico regime terapeutico.
Grazie contributo dell’ Associazione Bianca Garavaglia, all’Istituto Nazionale dei Tumori è stata istituita la banca biologica dei pazienti affetti da TW reclutati nel protocollo collaborativo nazionale dell’ Associazione Italiana di Ematologia ed Oncologia Pediatrica (AIEOP) e sono stati avviati specifici programmi di ricerca. Il materiale raccolto viene utilizzato allo scopo di caratterizzare e validare marcatori molecolari tumorali correlabili alla prognosi ed alla progressione della malattia, per la identificazione di quei pazienti che possono beneficiare di un regime terapeutico più intenso, o di una sorveglianza clinica più stretta. In particolare, si sta procedendo all’analisi in maniera prospettica del significato prognostico della perdita di materiale genetico a carico di specifiche regioni del genoma delle cellule tumorali. Queste analisi molecolari sono finalizzate ad accertare eventuali correlazioni tra le perdite a carico delle suddette regioni e sopravvivenza libera da malattia o sopravvivenza globale dei pazienti trattati nel protocollo clinico attualmente in uso, nonché tra alterazioni genetiche e fattori clinici di rischio (tipo istologico, dimensioni del tumore, ecc.).
Questi studi vengono condotti anche attraverso l’utilizzo di alcune delle piattaforme tecnologiche di più recente sviluppo (microarrays), che permettano l’analisi simultanea dell’intero genoma delle cellule tumorali (genome wide analyses), permettendo di ottenere una quantità di dati molto superiore a quanto fosse possibile in passato.
E’ importante sottolineare come il successo della ricerca traslazionale dipende in larga misura dalla capacità di integrare le competenze di diversi specialisti e dalla stretta collaborazione tra ricercatori e clinici.
Grazie a questa collaborazione, le problematiche legate al processo di trasferimento delle conoscenze acquisite in laboratorio al letto del paziente possano essere affrontate con successo e si traducano in un reale beneficio per la popolazione. In parole povere, remunerando in maniera tangibile, attraverso l’offerta di trattamenti sanitari sempre più efficaci, l’investimento della collettività a sostegno della ricerca.










