Guardare fuori per guardarsi dentro

L’insorgenza della pandemia da COVID-19 ha portato a una drastica ri-organizzazione degli ospedali e, tra le misure necessarie, vi ĆØ stata la sospensione degli incontri del mercoledƬ del Progetto Giovani.

Seguendo però le richieste dei ragazzi, che chiedevano comunque un modo di incontrarsi e confrontarsi, facendo qualcosa di divertente insieme anche senza il contatto fisico, il Progetto Giovani si è riorganizzato dando vita a un progetto su piattaforma digitale. La stanza del settimo piano è stata riaperta, anche se solo in modo virtuale; e anzi, attraverso la videocamera dei loro smartphone o PC, i ragazzi hanno fatto entrare medici ed educatori nelle loro case.

Il nuovo progetto ĆØ stato incentrato sulla fotografia. Se ĆØ vero che per tutti gli adolescenti la fotografia con gli smartphone ĆØ oggi un mezzo quotidiano e la condivisione digitale ĆØ il loro linguaggio, ĆØ anche vero che la fotografia può essere vista come un mezzo per provare a imparare a ribaltare le prospettive, accettando che esistono tanti e diversi modi di vedere le cose. Una fotografa professionista – Alice Patriccioli – ha gestito gli incontri, della durata di un’ora e mezza: partendo da esempi di fotografi e artisti contemporanei, Alice ha invitato i ragazzi a sviluppare un loro personale percorso, usando linguaggi misti tra fotografia, arte e scrittura.

Il percorso fotografico ĆØ partito proprio dal vissuto del lockdown, dall’impossibilitĆ  di uscire dalla propria stanza, che ĆØ poi quello che accade spesso ai ragazzi in cura, indipendentemente dalla pandemia. Il tema di partenza ĆØ stato quindi quello della finestra da cui osservare il mondo; la cornice della finestra ĆØ diventata l’inquadratura della macchina fotografica. Ha scritto Camilla: ā€œDurante i ricoveri in ospedale, le migliori compagne per fantasticare, in assenza di poter assaporare il vento e il sole, sono le nuvole nel cielo. Guardo fuori dalla finestra, mentre sono bloccata a letto, e corro con le nuvoleā€. Mentre molti ragazzi hanno fotografato la vista dalla finestra della loro camera, Matteo Davide ha fotografato la sua finestra chiusa, scrivendo: ā€œLe finestre possono essere aperte o chiuse; pensiamo ad un ragazzo che si ritrova suo malgrado chiuso in una stanza (fisica e mentale) ad affrontare una malattia che stravolge la vita, sua e di chi gli sta accanto. Questo ragazzo ha passato parecchi momenti chiuso in quella stanza, ha avuto tempo per guardarsi dentro e tentare di capire il senso delle cose. Molte cose non le ha ancora capite, ma una sƬ: l’unica persona che può decidere se e quando aprire o chiudere la mia finestra sono ioā€.

Dal tema della finestra, il viaggio fotografico dei ragazzi del Progetto Giovani ĆØ proseguito con il vedere le finestre come limiti, e quindi pensare ai limiti imposti dalla malattia; alle finestre come aperture verso l’esterno (verso luoghi, verso persone, verso le proprie radici: questi alcuni dei temi degli incontri); alla finestre come aperture che, come l’obiettivo della macchina fotografica, fanno entrare la luce, luce che illumina il dentro, il dentro di se stessi (ed ecco quindi il tema dell’autoritratto). Guardare fuori per guardarsi dentro.

Il progetto fotografico ĆØ stato realizzato tra maggio e settembre 2020 e ha visto in totale la partecipazione di 25 ragazzi di etĆ  compresa tra 14 e 29 anni (14 in cura e 11 che avevano giĆ  terminato i trattamenti).

Con le fotografie dei ragazzi, ĆØ stato realizzato un Calendario 2021, i cui proventi saranno destinati a supportare le attivitĆ  del Progetto Giovani, attraverso l’Associazione Bianca Garavaglia onlus.

Il calendario si può ordinare qui

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