La pandemia da coronavirus ci ha investito tutti. E ha investito anche i ragazzi del Progetto Giovani, all’improvviso, a fine febbraio.
E come loro stessi ci hanno raccontato, si sono trovati con un nemico in più, con una paura in più. Sulla rivista americana Pediatric Blood and Cancer abbiamo pubblicato le loro risposte ad un questionario che abbiamo loro somministrato in tempi molto precoci, tra il 2 e il 5 marzo, cioè 10-14 giorni dopo il primo caso documentato nel nostro Paese, ben prima del drammatico incremento di decessi del mese di marzo. E’ emersa una percezione della situazione completamente diversa rispetto ai coetanei sani: il 40% dei ragazzi in cura ci ha detto di essere preoccupato per la propria salute.
È emersa una nuova paura (Casanova M, et al. How young patients with cancer perceive the Covid-19 (coronavirus) epidemic in Milan, Italy: is there room for other fears? Pediatr Blood Cancer. 2020 Apr 2:e28318. doi: 10.1002/pbc.28318).

I nostri ragazzi si sono ritrovati più soli.

Il lockdown ha riguardato anche il Progetto Giovani. E i nostri incontri del mercoledì pomeriggio sono stati quindi sospesi. Il progetto in corso – la realizzazione di uno percorso creativo finalizzato ad una rappresentazione teatrale – si è bloccato. Ed è venuto a mancare anche tutto il supporto che il Progetto Giovani dà ai ragazzi, la rete di amicizia e condivisione e confronto tra loro, la protezione che gli adulti del Progetto Giovani offrono, i momenti di risate e colore e musica che interrompono la routine dell’ospedale.
Come sempre succede, è stata la forza dei ragazzi a stimolarci a ripartire con le nostre e loro progettualità.

Sono loro che ci hanno fatto capire la necessità di informare adeguatamente. Ed è nato il Tumorial Covid, un ultimo ulteriore video tutorial della serie realizzata l’anno scorso, dedicato questa volta all’emergenza sanitaria e a come affrontare l’isolamento sociale. Realizzato nel rispetto delle direttive – i ragazzi hanno registrato ciascuno la propria parte rimanendo a casa – il video spiega l’importanza di rispettare le norme istituzionali e le direttive dei medici, ma anche come sia possibile approfittare di questo momento per sviluppare insieme ad altri coetanei nuovi progetti e iniziative, usando le tecnologie di cui i ragazzi sono esperti. https://www.youtube.com/watch?v=QP71I6NE-ks

I messaggi del video – e l’eccezionalità di percorsi di comunicazione così innovativi realizzati da ragazzi in cura – sono diventati oggetto di una pubblicazione scientifica internazionale (Ferrari A, et al. A new video Tumorial by young cancer patients dedicated to COVID-19 pandemic and lockdown. J Adolesc Young Adult Oncol. DOI: 10.1089/jayao.2020.0008).

I migliori esperti in questo campo siamo noi” è la frase di chiusura del video, riferita all’isolamento. Infatti, sappiamo bene che i nostri ragazzi possono ritrovarsi costretti all’isolamento sociale chiusi in una camera sterile, a causa delle riduzioni delle difese immunitarie, ma anche talvolta per il semplice fatto di essere malati, per la barriera invisibile che s’innalza tra loro (senza capelli e in attesa del prossimo ciclo di chemioterapia) e i compagni di classe (che sono invece in attesa dell’interrogazione a scuola, di un bacio dalla ragazza dei sogni, o di un week-end al mare con gli amici). Per questo motivo, in un momento storico drammatico come questo, i loro racconti e consigli sono di grande ispirazione e insegnamento per tutti. È quello che accade con Condominy, il laboratorio multidisciplinare che attraverso racconti, disegni, modellini e musiche ha raccontato l’isolamento dei ragazzi in cura. Realizzato tra maggio 2018 e ottobre 2019 – come si dice, in tempi non sospetti – da 17 ragazzi del Progetto Giovani, Condominy è “uscito” proprio ora, in forma di un libro (edito da Boîte Editions). Ogni ragazzo, in Condominy, ha realizzato una stanza, che riflette in qualche modo i suoi sogni.  La mia stanza si trova al 12° piano del Condominy – spiega Martina – e si affaccia ogni volta su un luogo diverso, dipende dal mio umore e da quello di cuiho bisogno in quel momento”. Tra i consigli di cui il libro è ricco, quello di Matteo Davide: “È importante imparare a stare solo con te stesso. Scoprirai cose su di te che non sapevi ancora e, se riesci a stare bene con te stesso, ti godi meglio la vita. Questo mi ha insegnato l’isolamento”.

Ancora una volta, i progetti artistici del Progetto Giovani parlano della determinazione e della fantasia dei ragazzi per non sentirsi prigionieri. E di un luogo – un condominio virtuale, una stanza al 7° piano, una specie di muretto per incontrarsi, o un fuoco sulla spiaggia – per tenere insieme le loro vite e raccontarsi. Anche quel luogo ha sofferto gli stravolgimenti che questa pandemia ha causato.

Ma siamo ripartiti. Condominy e Tumorial sono già il passato. Il progetto del teatro, che richiede incontri e prove, è per ora sospeso. E allora abbiamo iniziato un nuovo progetto, via web, incentrato sulla fotografia. Un nuovo linguaggio creativo per raccontare, con le immagini, se stessi e quello che si vede fuori dalla finestra, per pensare ad un’estate strana da provare a condividere, “per ribaltare i punti di vista di ogni cosa. E come per ogni progetto che realizziamo, anche questa volta avremo bisogno del supporto indispensabile di tutti gli amici dell’Associazione Bianca Garavaglia, senza la quale il Progetto Giovani non esisterebbe.