Da definizione, la parola surreale significa: che trascende il reale e tocca la dimensione fantastica. Ecco, come definirei questo periodo che stiamo vivendo: surreale.
Da un giorno all’altro la nostra vita e’ cambiata drasticamente: sia a casa che al lavoro. Lavorare come ricercatrice presso l’Istituto Tumori di Milano durante la pandemia del COVID-19 e’ davvero complicata.

Noi come ricercatori – quindi non coinvolti direttamente con la cura dei pazienti –  abbiamo ricevuto direttive di ridurre e/o alternare le nostre presenze in laboratorio (e solo per esperimenti inderogabili), al fine di rispettare le regole di distanziamento sociale.

In teoria per un ricercatore, lo ‘smart working’  (lavoro da casa) e’ complesso e impraticabile se si pensa che molto del nostro tempo lo trascorriamo in laboratorio, sotto cappa a maneggiare cellule, a organizzare i prossimi esperimenti e a discutere i dati ottenuti. E’ vero anche che molti momenti di un ricercatore sono impegnati a scrivere progetti, a scrivere lavori scientifici che riassumono i nostri risultati, e soprattutto leggere nuovi lavori, studiare nuovi approcci e sviluppare nuovi esperimenti e progetti. Quello che ho cercato di fare io, che mi occupo principalmente di progetti pediatrici, e’ stato di organizzarmi con i clinici del reparto della pediatria oncologica per organizzare al meglio il mio lavoro.

Abbiamo quindi deciso di alternare giorni in ‘smart working’ a giorni in laboratorio. Nel tempo a casa ho partecipato alla stesura di vari lavori scientifici: in particolare, con il dottor Ferrari abbiamo finalizzato un articolo relativo al mio progetto sui rabdomiosarcomi – progetto supportato da ABG – e seguito, a distanza, una tesista di medicina con la sua tesi sull’argomento. Nei giorni organizzati per venire in laboratorio, invece, mi sono occupata di lavorare ad esperimenti con linee cellulari e condurre esperimenti importanti per il mio progetto sui rabdomiosarcomi. Mi ritengo soddisfatta perché da casa sono riuscita a fare tantissime lavori importanti portando comunque avanti la mia progettualità. Non so per quanto andrà avanti questa modalità di lavoro per assicurare distanze sociali e evitare sovraffollamenti, ma posso assicurare che la RICERCA non si e’ fermata e va avanti!!!

Certo che entrare in un ospedale quasi vuoto, con pochissima gente e pochi clinici in giro per i corridori, parlare con poca gente, fare le riunioni virtuali, lavorare in un laboratorio mezzo vuoto con i pochi colleghi coperti da mascherina, mantenere le distanzi sociali,  non poter abbracciare un’amica in istituto per una chirurgia, insomma tutto … per me appartiene a un mondo surreale che spero finisca presto.

D.ssa Patrizia Gasparini
Ricercatrice presso Istituto Nazionale dei Tumori di Milano