Maeve

Maeve aveva solo pochi mesi quando ha affrontato un neuroblastoma.
Oggi ha 26 anni e  vive a New York, ha inseguito i suoi sogni, ha rappresentato l’Italia nel golf e continua a guardare al futuro con curiosità ed entusiasmo

La sua storia.

Maeve oggi vivi a New York. Ti va di raccontarci chi è Maeve oggi e quali sono i tuoi sogni e progetti?

Ciao a tutti, mi chiamo Maeve e vivo a New York da tre anni. Sono nata e cresciuta in Italia, ma all’età di 19 anni ho avuto la grande opportunità di trasferirmi negli Stati Uniti per frequentare l’università, grazie a una borsa di studio sportiva per il golf. Negli USA, l’università non ti dà solo l’opportunità di ricevere un’ottima educazione, ma anche di continuare a perseguire i tuoi obiettivi sportivi. Il golf agonistico è stato al centro della mia vita per quasi 20 anni. Mi ha regalato grandi emozioni, ma soprattutto una comunità e un forte senso di appartenenza.

Non ho mai avuto un sogno nel cassetto nel senso convenzionale del termine, se non quello di giocare a golf ad alto livello. Una volta terminato quel percorso, qualche anno fa, ho dovuto ridisegnare la mia strada e ho avuto l’opportunità di esplorare la mia identità quasi da zero. Oggi posso dire che il mio sogno è esplorare e viaggiare, vedere quanti più posti possibile e provare quante più cose la vita ha da offrire. Da quando sono a New York ho provato a correre, fare boxe, lavorare all’uncinetto e ai ferri, spinning, ceramica e barre. Il mio sogno è avere tante passioni, continuare a scoprirne di nuove ed esplorarle tutte.

Hai scoperto di essere stata curata per un neuroblastoma quando eri piccolissima. Quando e come hai iniziato a conoscere la tua storia?
Ho iniziato a conoscere la mia storia pian piano, tornando agli appuntamenti semestrali all’Istituto dei Tumori di Milano per i controlli negli anni successivi alla guarigione. Avevo delle cicatrici che gli altri bambini non avevano e, da bambina curiosa, ho iniziato a chiedere ai miei genitori perché le avessi.Non conosco tutti i dettagli di quello che è successo e, in un certo senso, i miei genitori mi hanno protetta dal dolore di quella storia finché non sono stata abbastanza grande per comprenderla. Oggi, però, le mie cicatrici sono diventate quasi i miei tatuaggi e le porto con grande fierezza. Raccontano una storia da guerriera senza bisogno di dire una parola.

Quali racconti dei tuoi genitori ti hanno colpita maggiormente riguardo a quel periodo così difficile?
Una delle poche cose che ricordo mi dissero i miei genitori quando ero ancora bambina, è che mi era stata data solamente una chance del 25% di vita. Mi è molto difficile immaginare cosa significhi per un genitore sentirsi dire una cosa del genere. Non riesco a immaginare la paura e l’impotenza che si provi. So solo che, nonostante quella percentuale, oggi sono qui.
Aneddoto simpatico che mi hanno raccontato i miei genitori: prima della diagnosi andavo sempre dal medico e ridevo e giocavo, quindi le prime 5/10 volte che sono andata mi facevano tornare a casa pensando non fosse nulla.

Crescendo, hai mai percepito che quell’esperienza vissuta da piccolissima avesse lasciato un segno nel tuo modo di vedere la vita?
Fino a qualche anno fa non mi ero resa conto di quanto questa esperienza mi avesse segnato, nonostante non ne avessi memoria diretta. Poi, un giorno, una mia amica mi ha fatto una domanda che mi ha fatto riflettere: “Può essere che tu dia poco peso ai problemi più piccoli della tua vita proprio per quello che sai di aver vissuto da bambina?”
Più ci penso, più penso che possa essere vero. Chi mi conosce mi descrive come una persona solare e positiva, e credo che, in parte, questo modo di vedere la vita sia sicuramente legato alla mia esperienza.

C’è qualcosa che i tuoi genitori ti hanno insegnato attraverso quella esperienza che porti ancora con te ogni giorno?
Mi hanno insegnato che non bisogna lasciare che le battaglie negative che la vita ci mette davanti diventino la nostra identità. Sono sempre stata semplicemente Maeve. I miei genitori non hanno permesso che il cancro definisse chi fossi e ho potuto scegliere la mia strada e costruire la mia vita senza sentirmi definita da quello che mi era successo. Ho combattuto la mia battaglia, l’ho superata e poi ho continuato a guardare avanti. Affronto tutte le mie battaglie quotidiane nello stesso modo.

Se potessi incontrare oggi una mamma o un papà che ha appena ricevuto una diagnosi simile per il proprio bambino, cosa vorresti dirgli?
Non so se avrei le parole giuste per parlare a un genitore che sta vivendo una cosa che io, fortunatamente, non ho mai dovuto vivere in prima persona. Non farò finta di sapere cosa vi aspetta, ma so che è possibile che ci sia una vita bellissima dall’altra parte di questo percorso. C’è speranza e soprattutto siete in buone mani!

Cosa significa per te sapere che la tua storia può diventare un messaggio di speranza per altre famiglie?
Onestamente mi sono commossa molto a scrivere queste poche parole. Che questo piccolo gesto possa portare anche solo un sorriso in più a un bambino o a un genitore, o magari dare un po’ di speranza in una giornata difficile, è la gioia più grande che io possa provare.

Guardando al futuro, quale augurio vorresti lasciare ai bambini che oggi stanno affrontando un percorso di cura
La diagnosi non è tutta la storia di un bambino e, anche se oggi è difficile immaginarlo, può esserci una vita piena e bellissima dopo.
Io sono riuscita a crescere, a inseguire i miei sogni e a fare cose che forse, quando ero malata, nessuno avrebbe potuto immaginare. Ho avuto l’opportunità di giocare a golf ad alto livello e di arrivare a vestire la maglia della Nazionale italiana. Ho studiato negli Stati Uniti, mi sono trasferita a New York e oggi continuo a scoprire nuove passioni e nuovi obiettivi.
Non so cosa ci riserverà la vita, ma spero che ogni bambino che oggi sta affrontando questo percorso possa avere la possibilità di scoprire tutto quello che la vita ha ancora da offrirgli.

Se dovessi descrivere la tua vita oggi con una sola parola, quale sceglieresti e perché?
Emozione. Perché è quello che cerco nella vita: sentire tutto quello che ha da offrire. Le emozioni delle grandi esperienze

 

 

 

 

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