Una luce che mi ha mostrato la strada

Ho partecipato per la prima volta al Progetto Giovani nel settembre del 2020, avevo 17 anni e mi ero ammalato da poco. Inizialmente non è che fossi proprio fiducioso: davanti al percorso che mi si prospettava l’ultima cosa che avevo voglia di fare era incontrare nuove persone e provare nuove esperienze. È stato Matteo a trascinarmi in questa attività, e ora posso dire di essere davvero contento che l’abbia fatto: il Progetto Giovani è stato fondamentale nel mio percorso di guarigione. 

È stata la luce che si è accesa nel blackout totale in cui ero finito dopo la diagnosi, e che mi ha mostrato dove stavo andando e con chi lo stavo facendo. Gli altri ragazzi e ragazze stavano facendo il mio stesso percorso, e per questo motivo siamo riusciti a capirci fin da subito senza bisogno di troppe spiegazioni ma semplicemente stando insieme. 

La realizzazione del podcast, il corso di magia e gli altri progetti creativi rappresentano l’occasione e lo stimolo per ritrovarsi insieme il mercoledì pomeriggio, ma è come se fossero la cornice di un quadro formato da quello che si condivide insieme, soprattutto da quando siamo tornati a incontrarci in presenza: il contatto, i sorrisi, un abbraccio con una persona appena guarita o che ha raggiunto un traguardo importante. È questo per me il vero senso del Progetto Giovani: stare insieme e condividere questi momenti con chi ti sa capire davvero. 

Gli adulti che lavorano con noi sono straordinari perché ci mettono davvero il cuore: si vede che per loro questo non è solo un lavoro. Alice è bravissima a inventarsi sempre nuove idee e sa ascoltarti davvero. Matteo ti tira fuori dal contesto difficile e doloroso dell’ospedale e delle cure senza bisogno di incoraggiamenti o di abbracci, ma semplicemente comportandosi in maniera normale: una cosa che in pochissimi sanno fare quando hai un tumore. E solo una persona che tiene a noi come il dottor Ferrari poteva inventarsi un’iniziativa come il Progetto Giovani. 

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